mercoledì 4 luglio 2012

PER FAVORE VAI A FIRMARE

Entro il 26 luglio 2012 occorrerebbe andare a firmare nel proprio comune di residenza per la proposta di referendum popolare abrogativo – ai sensi dell’art.75 della costituzione e in applicazione della legge 25 Maggio 1970, n. 352 sul seguente quesito: Volete voi che sia abrogato l’Art. 2 della legge 31 Ottobre 1965, n. 1261 pubblicata sulla Gazzetta ufficiale 20 Novembre 1965, n.290.
Detta così suona brutta ma la raccolta di 500.000 firme è obbligatoria altrimenti avremo perso l’ennesima buona occasione per dare un duro colpo alla casta politica. Con la raccolta delle firme sarà possibile indire il referendum popolare per abrogare parzialmente la legge per le indennità ai parlamentari. Si tratta di un referendum, con un fine più che nobile: il taglio alle indennità della casta politica. 
Cosa occorre fare?
Nulla di più semplice: recarsi presso il proprio Comune con un documento di riconoscimento valido ed andare a firmare all’ufficio elettorale. Io l’ho già fatto e questo comporta un dispendio di tempo di soli 5 minuti, anche se a me ne sono occorsi 10 perché nel Comune di Cesena non trovavano il foglio delle firme che riporto qui a seguito (spero ardentemente di non essere stato il primo ad apporre la firma ma che la mia sia la prima di un nuovo foglio, anche se lo dubito fortemente).
Per quelli che sono residenti nel Comune di Cesena basta andare al banco informazioni e chiedere dell’ufficio elettorale che si trova andando a sinistra del banco attraversando l’arco che si trova di fronte e a destra c’è una porta oltrepassata la quale si trovano degli uffici, quello che interessa a noi è quello di fronte.
Riporto di seguito il calcolo approssimativo della somma di cui stiamo parlando estrapolata da un blog sulla rete:
“Al di la delle considerazioni politiche e morali a sostegno della proposta, merita di essere preso in considerazione anche il dato del significativo beneficio che deriverebbe alle disastrate casse dello stato. L'indennità infatti costa ben 48.000 euro all'anno per ciascun parlamentare: quasi un raddoppio dell'indennità di cui all'art.1.”
Intanto, con qualsiasi mezzo, DIFFONDETE LA NOTIZA!!!!! Voglio proprio vedere se anche stavolta la passano liscia. E poi dopo fate un salto in Comune. Vi ricordo che ci vogliono 500.000 firme
Di seguito riporto i primi due articoli della legge in questione:
Legge 31 ottobre 1965, n. 1261
Determinazione dell'indennità spettante ai membri del Parlamento
Pubblicata nella Gazz. Uff. 20 novembre 1965, n. 290

Articolo 1
L'indennità spettante ai membri del Parlamento a norma dell'art. 69 della Costituzione per garantire il libero svolgimento del mandato è regolata dalla presente legge ed è costituita da quote mensili comprensive anche del rimborso di spese di segreteria e di rappresentanza. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere determinano l'ammontare di dette quote in misura tale che non superino il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate.
Articolo 2
Ai membri del Parlamento è corrisposta inoltre una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere ne determinano l'ammontare sulla base di 15 giorni di presenza per ogni mese ed in misura non superiore all'indennità di missione giornaliera prevista per i magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate; possono altresì stabilire le modalità per le ritenute da effettuarsi per ogni assenza dalle sedute dell'Assemblea e delle Commissioni.
La scelta di non proporre l'abrogazione dell'art. 1 della legge nasce dall"esigenza di non incorrere nel rischio  incostituzionalità del referendum. Va infatti rammentato che l' art.96 della costituzione recita : "i membri del Parlamento ricevono un'indennità stabilita dalla legge".
Ne deriva che l'abrogazione della norma che attua il dettato Costituzionale ( appunto L'art. uno della legge 1265) lascerebbe un vuoto normativo in una materia coperta da disciplina costituzionale.
L'abrogazione dell' art 2, che prevede l'erogazione di una diaria a titolo di rimborso spese, non mette a rischio la legittimità costituzionale del referendum.
Peraltro va osservato che quest'ultima norma prevede un "rimborso spese" in cifra fissa uguale per tutti e senza l'obbligo di dimostrarne l'effettiva spesa. La stessa cosa  prevista per cosiddetti rimborsi elettorali: un vero e proprio ossimoro molto lucroso.
E’ solo un piccolo passo, visto che tutta questa legge meriterebbe una bella spolveratina, ma è pur sempre un passo necessario per far partire il movimento di rivolta popolare pacifica contro gli stipendi pagati al mondo della politica.

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